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martedì 18 luglio 2017

La bagnante di Valpinçon, Jean-Auguste-Dominique Ingres

un dettaglio dell'opera
Questo dipinto, noto anche come La grande bagnante, fu realizzato da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel 1808 ed è probabilmente fra i più noti del pittore. Si tratta di un quadro a olio su tela delle dimensioni di 146 per 97 centimetri, oggi conservato al Louvre di Parigi. L’opera venne ideata ed eseguita dal pittore durante il suo soggiorno a Roma presso l’accademia di Francia ed è per questo che in basso a sinistra si legge: "Ingres. Rome 1808". Sono qui evidenti le influenze sull’artista francese dei pittori del rinascimento italiano, soprattutto di Raffaello, dal quale adottò le linee eleganti e armoniose che caratterizzano il nudo femminile che osserviamo.

La bagnante ebbe molte critiche dal mondo accademico, ma un grande successo da parte del pubblico e fu subito acquistata dal conte Jean Rapp, tramite la mediazione del pittore francese Pascal Simon Gérard, della cui collezione fece parte fino al 1822.  Poco più tardi fu acquistata al prezzo di 400 franchi, dalla famiglia Valpinçon, da cui derivò poi il nome del dipinto. Ma le traversie non finiscono qui: in seguito il dipinto passò di proprietà alla famiglia Pereire, da cui giunse nel 1879 al prezzo di 60.000 franchi, all’attuale Museo del Louvre.


Ma osserviamo con attenzione il dipinto: possiamo notare al centro di esso una donna completamente nuda con il volto celato che siede di spalle sul bordo di un letto. Ha una specie di turbante in testa che le raccoglie i capelli scuri. Il bianco lenzuolo che ricade verso terra, termina con un prezioso bordo ricamato e una frangia. Tra la tenda a sinistra e le gambe della donna intravediamo una vasca in cui un piccolo getto sta riversando dell’acqua. La linea di contorno del corpo è perfetta e crea curve armoniose definendo una bellezza assoluta, classica. Il corpo della donna, racchiuso per intero da una linea di contorno marcata, è costituito da una superficie di colore puro che quasi non modella le forme e le ombre.

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La luce si diffonde morbidamente creando lievi effetti di chiaro scuro e raggiunge il punto di massima intensità sui tessuti drappeggiati e sul turbante a righe rosse. Lo spazio pittorico è essenziale, dolcemente definito dalle linee verticali della tenda verde ricca di pieghe e da quelle orizzontali del letto e della vasca. La tavolozza dei colori risulta molto sobria, costituita da modulazioni di verdi e di grigi che avvolgono delicatamente la pelle lattiginosa della donna che ci appare morbida e liscia.  Eliminato qualsiasi elemento decorativo inutile, diventa vera protagonista dell’opera la schiena nuda della bagnante, collocata in uno spazio pittorico essenziale. Questo nudo risente del gusto estetico e formale del suo tempo per la tensione tra i poli estremi di sensualità e neoclassica freddezza. L’immagine è perfettamente racchiusa dalle linee verticali della tenda e da quelle orizzontali del letto e della vasca.

un dettaglio dell'opera
Ma chi è la donna raffigurata nel dipinto? qual è il tema che vuole rappresentare? Qui è richiesta una piccola riflessione sulla società e sull’epoca nella quale Ingres si trovò a lavorare. L’immaginario collettivo dell’Ottocento era rimasto molto colpito dai racconti sull’Impero Ottomano. Un impero turco che si estendeva dalle periferie di Vienna e della Polonia a nord fino allo Yemen e all'Eritrea a sud; dall'Algeria a ovest fino all'Azerbaigian a est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica. A capo di questo vasto regno stava il sultano che viveva all’interno di un sontuoso palazzo in cui era collocato l’harem. In questo luogo vivevano le mogli del sultano, le concubine e tutte le donne della corte tra cui le celebri odalische. Queste giovani fanciulle vergini facevano da cameriere ai gradini più alti, quelli delle concubine e infine delle mogli del sultano. Se erano brave a ballare, a suonare diversi strumenti e graziose nei modi e nell’aspetto fisico, potevano essere notate dal sultano e diventare concubine o mogli, salendo la scala sociale.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Bagno turco
L’odalisca elegante e svelta sarà al centro delle fantasie erotiche dei borghesi europei per tutto l’Ottocento, arrivando fino all’arte di Henri Matisse. Quando si parla di nudo artistico quindi è normale trovare questo tipo di soggetto: la bagnate odalisca che magari in un momento di relax sta preparandosi un bagno oppure che sta attendendo l’arrivo del sultano. Ed ecco quindi svelata la figura di spalle raffigurata da Ingres in questo dipinto. Qui l’artista riuscì a riassumere la sua passione per Raffaello e i turbanti che l’artista italiano metteva in testa alle sue modelle, unita al classicismo e all’erotismo che l’evocazione dell’odalisca immancabilmente provocava nel pubblico d’allora. Lentamente il gusto per l’esotico, per le terre lontane, diventerà uno dei temi principali per fuggire dalla realtà concreta in un mondo in cui la rivoluzione industriale stava cambiando tutto.

Henri Matisse, odalisca con le magnolie 
La tela fin dall’inizio divise la critica che, analizzando il corpo della giovane donna rappresentata, vi trovò numerosi difetti anatomici. Nonostante ciò queste imperfezioni erano funzionali alla creazione di un’immagine di perfetta bellezza. Ingres fu tra i massimi interpreti del nudo femminile e nel corso della sua vita tornò diverse volte sul tema della bagnante, creando immagini allo stesso tempo erotiche e distaccate. L’artista in precedenza aveva dipinto altri nudi femminili, ma questo lavoro è ampiamente considerato come il suo primo grande capolavoro nel genere.
Charles Baudelaire, celebre scrittore e poeta francese, descrisse la bagnante parlando di "profonda voluttuosità", anche se per molti versi si presenta principalmente casta. Questa contraddizione è evidente in molti elementi dell’opera. La curva del collo, i contorni della schiena e le gambe sono accentuati dalla tenda verde, dal telo bianco che fa da sfondo di fronte alla donna e dalle pieghe delle lenzuola.

un dettaglio dell'opera
Tuttavia questi elementi sono contrastati dal tono freddo con cui la carne è resa, oltre che da dettagli come l'elegante marmo nero a sinistra della bagnante. Commentando la capacità di Ingres nel dipingere il corpo umano in un modo unico, il critico d'arte Robert Rosenblum scrisse che "l'effetto finale della bagnante è una magica sospensione del tempo e del movimento, anche delle leggi di gravità ... la figura sembra galleggiare senza peso sulle lisce superfici, esercitando solo una delicata pressione, e le aspettative gravitazionali date dalle forme generose della donna, sono sorprendentemente smentite."
Come nelle altre opere dell’artista anche nella Bagnante di Valpinçon, Ingres, persegue l’idea di una pittura lineare, elegante e armoniosa, capace di compiacere a sé stessa. L’audacia della scelta di raffigurare un unico nudo femminile di spalle ne è la testimonianza: come avvenne per l’arte di Ingres, la donna raffigurata non ha bisogno di ricambiare lo sguardo del pubblico, si compiace soltanto nel sentirsi osservata e ammirata.

Continua l'esplorazione

Romanticismi - il bagno turco
→ Jean-Auguste-Dominique Ingres ritrattista

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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